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VERONA - BRESCIA - BERGAMO

13-14-15 SETTEMBRE 2024

tre giorni e 180 chilometri tra Laghi e città d'arte

PRIMA TAPPA -  DA VERONA A DESENZANO DEL GARDA

KM. 56

KM. 0 - in viaggio verso Verona

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KM. 0- 2 Verona

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KM. 10 NASSAR

Nassar è una località situata tra Parona (Verona) e San Pietro in Cariano, caratterizzata da un'area agricola sulla riva dell'Adige. Il nome potrebbe derivare dal tedesco nass (umido/bagnato) a causa della sua posizione in zona di esondazione, oppure dal veneto nasso (tasso), una pianta diffusa in passato. Si trova nei pressi della strada del Brennero e del cimitero di Parona, estendendosi lungo l'Adige. Secondo la toponomastica veneta, il nome richiama il "nasso" (Taxus baccata), un albero un tempo comune nell'area. La zona è nota per essere un'area agricola e, talvolta, oggetto di discussioni urbanistiche riguardanti la tutela paesaggistica e il rischio idrogeologico a causa della sua natura alluvionale

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KM. 16 PESCANTINA

Pescantina sorge sulle rive del fiume Adige. Dista 12 chilometri dal centro storico di Verona e circa 6 chilometri dal confine con il comune di Verona. Rispetto al capoluogo è in posizione nord-ovest, verso il lago di Garda. Fa parte inoltre della Valpolicella, il cui confine meridionale è il fiume Adige, all'interno del territorio comunale. Pescantina, comune veronese nel cuore della Valpolicella, vanta una storia secolare legata al fiume Adige, snodo vitale per i traffici mercantili, e un forte ruolo storico come luogo di accoglienza e dolore durante la seconda guerra mondiale, guadagnandosi la Medaglia d'Oro al Merito Civile per aver assistito migliaia di internati. 

Ecco i punti salienti della storia di Pescantina:

  • Origini e Medioevo: Il nome suggerisce una vocazione alla pesca. Nell'antichità, il territorio faceva parte del "pago arusnate". Durante il Medioevo, i borghi di Pescantina, Arcé, S. Lucia e Settimo facevano parte della vallis provinianensis (Valpolicella), con Arcé come probabile sede di un castello.

  • Dominio Veneziano: Nel XV secolo, la zona fu contesa tra Carraresi e Veneziani, subendo devastazioni prima di passare stabilmente sotto la Repubblica di Venezia.

  • Il nodo commerciale dell'Adige: Pescantina divenne cruciale per la navigazione atesina, prosperando grazie ai commerci e al trasporto su barche (burchi) fino all'arrivo delle armate napoleoniche e successivamente della ferrovia Verona-Trento, che spostò i traffici su rotaia.

  • La Seconda Guerra Mondiale (Medaglia d'Oro): Tra il 1943 e il 1945, la stazione di Balconi divenne il punto di arrivo dei prigionieri che tornavano dai lager nazisti. La popolazione locale offrì assistenza a circa 700.000 persone. Un carro ferroviario, simile a quelli usati per la deportazione, è oggi un monumento al ricordo, situato vicino alla stazione di Balconi.

  • Tradizioni e Sviluppo: Storicamente legata al fiume, Pescantina ha visto lo sviluppo, in tempi più recenti, della coltivazione del pesco, che definisce il paesaggio agricolo locale. 

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KM. 36 MOVIELAND - LAZISE

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KM. 42-47 - INCONTRO CON IL LAGO DI GARDA 

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KM. 54 DESENZANO DEL GARDA

Desenzano del Garda è il comune più popoloso del lago di Garda e il secondo della provincia dopo il capoluogo. È situato sulla sponda meridionale del lago, nella parte estrema orientale della provincia, al confine con il Veneto. Si chiamò Desenzano fino al 1862, quando con regio decreto 7 settembre 1862, n. 830, fu battezzato Desenzano sul Lago. L'attuale denominazione Desenzano del Garda fu assunta con regio decreto 29 luglio 1926, n. 1460, nel quadro di riordino delle amministrazioni locali. Contestualmente fu aggregato ad esso il territorio del soppresso comune di Rivoltella.

Il toponimo Desenzano si suppone che derivi dal nome latino di persona Decentius, il presunto proprietario del podere e della villa romana del IV secolo della quale si possono visitare gli scavi. Esiste anche una etimologia di origine popolare: poiché il borgo si distende lungo il declivio collinare il toponimo viene collegato con la parola «discesa»

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 SECONDA TAPPA -  DA DESENZANO DEL GARDA A BRESCIA KM.40

KM. 24 MOLINETTO

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Molinetto - Chiesa di Sant'Antonio da Padova

KM. 27 VIRLE TREPONTI

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Chiesa di San Pietro e Paolo

KM. 40 - BRESCIA DI GIORNO

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CHIESA DI SAN ZENO AL FORO

Edificata nel corso del Settecento sulla precedente chiesa medievale.

Il nucleo originario della chiesa è da collocarsi in epoca medioevale, probabilmente attorno al XII secolo. Il luogo viene dedicato a San Zeno, ottavo vescovo di Verona durante la seconda metà del IV secolo venerato, come molte altre figure di epoca paleocristiana, per le sue opere di evangelizzazione e, soprattutto, come protettore dei pescatori d'acqua dolce, poiché pare che pescasse da sé nell'Adige i pesci per il proprio pranzo.

LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Il duomo di Brescia, oppure cattedrale di Santa Maria Assunta, è la chiesa principale di Brescia, chiesa madre della diocesi omonima e monumento nazionale italiano. È situata in piazza Paolo VI, anche conosciuta come piazza del Duomo, e rientra nel contesto di due cattedrali adiacenti l'una all'altra, ossia al duomo vecchio. L'edificio di culto fu eretto tra il 1604 e il 1825 sull'area in cui sorgeva la basilica paleocristiana di San Pietro de Dom, risalente al V-VI secolo. Inoltre, è sede di una parrocchia facente parte della zona pastorale di Brescia Centro.

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La storia della cattedrale ha inizio nel 1603, quando Agostino Avanzo rileva l'antica basilica paleocristiana di San Pietro de Dom, per ottenere una visuale completa dell'area disponibile alla realizzazione di un nuovo edificio religioso. La vecchia basilica, ormai in condizioni pericolanti, doveva essere sostituita da una nuova cattedrale, più idonea alle nuove esigenze architettoniche dettate dalla Controriforma e più in linea con le architetture del tempo. Agostino Avanzo presenta un primo progetto del Duomo, un ibrido fra il manierismo e il classicismo: pianta a croce latina, con tre navate e transetto, altari laterali sporgenti e grande cupola centrale. Quest'ultima, in particolare, si impose fin dalle primissime idee sul progetto e accompagnerà il cantiere nei secoli come una specie di grande aspirazione comune, voluta e, in fondo, sognata da tutti gli architetti che vi lavoreranno. Giovanni Battista Lantana, appena uscito dall'accademia e fresco di studi, al contrario dell'Avanzo che era ormai un maestro di tradizione, presenta un progetto abbastanza simile ma più moderno e con una maggiore attenzione strutturale. Entrambe le idee vengono però scartate dai deputati della commissione di cantiere, eletti dal Comune e dal vescovo, soprattutto per il fatto che non presentavano sufficienti affinità con le direttive del Concilio di Trento nell'ambito dell'architettura religiosa. Il Lantana presenta quindi un nuovo progetto con pianta a croce greca inscritta in un quadrato, grande cupola centrale contornata da quattro cupole minori e abside sporgente, abbastanza simile a quello presentato da Bramante per la basilica di San Pietro ma senza la navata esterna e solamente con l'abside di fondo, progetto che viene accolto dalla commissione. I dibattiti non tardano a nascere: si hanno dubbi anche sulla stessa posizione che dovrà avere la cattedrale, cioè se sia il caso di costruirla al posto della basilica di San Pietro de Dom, demolendola, o magari di posizionarla sul lato sud della piazza, creando un fondale monumentale di pieno gusto barocco. In questo luogo, però, dove sorge oggi palazzo Negroboni, era presente la residenza della famiglia degli aristocratici bresciani, una grande villa con giardino. I Negroboni, in cambio della cessione del terreno e della conseguente distruzione della villa, ne pretendevano un'altra con parco annesso e, inoltre, la basilica di San Pietro di Dom sarebbe rimasta in piedi, richiedendo a breve un restauro radicale. Si optò quindi per la soluzione più economica, ovvero di demolire l'antica basilica e di costruire al suo posto il nuovo duomo.

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PIAZZA DELLA LOGGIA (periodo della dominazione veneziana)

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Luogo simbolo del rinascimento bresciano e della dominazione veneta su Brescia.

Progettata ed edificata in maniera unitaria a partire dal Quattrocento, presenta una forma nel complesso rettangolare ed è delimitata lungo il suo perimetro da una serie di edifici storici di un certo interesse artistico. Sul lato occidentale si può notare il cinquecentesco palazzo della Loggia, sede della giunta comunale di Brescia e su quello meridionale i due monti di Pietà vecchio e nuovo, i quali, edificati tra XV e XVI secolo, costituiscono il primo museo lapidario d'Italia. Sul lato orientale della piazza, invece, si innalzano i portici rinascimentali e la torre con l'orologio astronomico cinquecentesco. Nella sezione nord orientale della piazza, invece, degno di menzione è il monumento alla Bella Italia, donato alla città da Vittorio Emanuele II a ricordo delle Dieci giornate di Brescia, e porta Bruciata, porta difensiva risalente alla cerchia muraria d'età romana.

Il 28 maggio 1974 la piazza, mentre era in corso una manifestazione antifascista di sindacati e lavoratori, è stata teatro di un attentato terroristico di matrice neofascista, che ha portato alla morte di otto persone e un centinaio di feriti.

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CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CARITA’ (1640)

La chiesa attuale viene edificata a partire dal 1640.  Il nuovo edificio si sovrappose al precedente, a seguito della decisione del 1532. La nuova versione della chiesa nasce con il ben preciso scopo di accogliere al suo interno una fedele riproduzione della Santa Casa di Nazaret, che vi fu difatti posta nel 1658 dopo che il titolare della parrocchia aveva ricevuto suppellettili e copie degli affreschi della casa di Loreto. Al momento della riedificazione della casa di culto si decise di posare al suo interno l’affresco di Maria della carità. Al centro fu posto l'affresco della Madonna della Carità, uno degli ultimi esempi di madonna con il seno scoperto.

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IL TEMPIO CAPITOLINO

Il Capitolium o Tempio Capitolino è un tempio romano situato a Brescia in Piazza del Foro, lungo via dei Musei, il nucleo dell'antica Brixia romana. Insieme al teatro, ai resti del foro cittadino e degli scavi archeologici di palazzo Martinengo costituisce il più importante complesso di rovine e resti di edifici pubblici d'età romana presenti nell'Italia settentrionale.

Nel 2011 il complesso monumentale è stato dichiarato dall'UNESCO, unitamente al complesso monastico del museo di Santa Giuliapatrimonio mondiale dell'umanità, facente parte del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568 - 774 d.C.).

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VERSO IL CASTELLO ( che non raggiungemmo mai)

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 TERZA TAPPA -  DA BRESCIA AL LAGO DI ISEO KM. 30

KM.1-14 VERSO RODENGO CON IMPREVISTI

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KM.14 RODENGO E LA ABBAZIA BENEDETTINA

 

L'abbazia fu fondata dai monaci cluniacensi - congregazione dell'Ordine di San Benedetto - verso la metà dell'XI secolo. Le più antiche attestazioni documentate dell'esistenza del monastero risalgono agli anni 1085-1090; un altro documento del 1109 fa menzione della dedicazione a san Nicola, che rimarrà inalterata nel tempo.
La ubicazione del monastero fu posta su un quadrivio romano, che portava alla città e serviva da ostello per i pellegrini in viaggio per Roma. Il sito era già stato occupato in età romana ed altomedievale, come documentato da scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un muro romano e di una capanna longobarda.

Lo sviluppo del monastero - come quello di altri cenobi cluniacensi presenti in Franciacorta- avvenne inizialmente per impulso della importante badia di Pontida e di quella di San Paolo d'Argon. Il monastero di Rodengo affermò presto una propria autonomia, in connessione anche con lo sviluppo economico dovuto alle molteplici donazioni ed acquisti di proprietà terriere. Come per tutti gli altri monasteri benedettini la gestione di tali proprietà fece subito riferimento all'ausilio di fratelli conversi.

Già nella seconda metà del XIII secolo, tuttavia, lo sviluppo spirituale ed economico del monastero si era arrestato. Documenti relativi alle adunanze capitolari riferiscono di un numero di monaci e di conversi che non arrivava a dieci persone. Alla fine del XIV secolo si arrivò alla installazione di un abate commendatario al posto di quello nominato dall'ordine cluniacense; ma tale evenienza non arrestò - anzi accelerò – la decadenza del monastero. Le autorità che avevano voce in capitolo (dal papato, alla diocesi di Brescia, alla Repubblica di Venezia che aveva inglobato i territori bresciani, alla municipalità di Rodengo) si trovarono spesso in disaccordo sulle scelte relative alla gestione del monastero.

Nel 1446, per volere di papa Eugenio IV, la primitiva abbazia fu affidata agli olivetani. Aspri contrasti segnarono la rinuncia ai propri privilegi da parte dell'ultimo abate commendatario, e solo nel 1450 il passaggio del monastero agli olivetani divenne definitivo.

Iniziò subito una forte ripresa delle fortune spirituali ed economiche del monastero. Fu consolidato l'impiego delle proprietà terriere ed altre vennero acquisite anche attraverso i lavori di bonifica dei terreni paludosi circostanti.
Fin dal 1450 si assunse la decisione di riedificare il complesso abbaziale, a cominciare dalla chiesa di San Nicola, interamente ricostruita nel luogo ove sorgeva la vecchia chiesa cluniacensa.
Il progetto di ampliamento delle strutture architettoniche riguardò presto anche la costruzione del chiostro occidentale e del chiostro grande, (rifatto poi nel 1560-70, con l'ampliamento dei piani superiori), e progressivamente interessò tutto il monastero. I priori olivetani si mostrarono subito consapevoli della importanza della azione intrapresa e furono attenti a valersi della collaborazione dei più importanti artisti bresciani.

Il fervore di opere costruttive si protrasse per circa tre secoli dando luogo ad uno dei complessi abbaziali artisticamente più significativi dell'Italia settentrionale. Nel Cinquecento furono coinvolti pittori come il Romanino, il MorettoLattanzio Gambara e Grazio Cossali; in epoche successive troviamo impegnati i pittori Gian Giacomo BarbelliGiovan Battista Sassi ed altri. Di grande pregio sono anche alcune opere lignee (come il coro a tarsie realizzato da Cristoforo Rocchi nel 1480), opere marmoree ed in ceramica (come le decorazioni del chiostro maggiore).

Nel 1797 il Governo Provvisorio di Brescia, in virtù delle leggi napoleoniche, decretò la soppressione del monastero e la sua assegnazione all'Ospedale femminile di Brescia.

Dopo un lungo periodo di decadenza, nel 1969 l'abbazia è tornata, per interessamento di papa Paolo VI ai monaci olivetani. Si è da allora avviata – con il sostegno della Sovrintendenza di Brescia e di numerose associazioni – un'ininterrotta opera tesa a riportare il complesso architettonico al suo antico splendore.

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La chiesa di San Nicola

 

La facciata della chiesa di San Nicola

Costruita a partire dalla metà del XV secolo, la chiesa dell'abbazia, intitolata a San Nicola, venne a più riprese ampliata e modificata nelle sue strutture e negli apparati decorativi. Dell'aspetto che presentava l'edificio quattrocentesco si è conservata soprattutto la facciata, con la sua semplice forma a capanna, racchiusa ai lati da due robusti piloni. Quattrocentesca è anche la decorazione in maiolica gialla e verde che corre lungo la linea del tetto.
 

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KM.17 PADERNO DI FRANCIACORTA

 

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KM.27 - 30 - ISEO E IL LAGO

 

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 QUARTA TAPPA -  VERSO BERGAMO KM. 40

0-8 KM - TRA ISEO E SARNICO

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KM.35-42 BERGAMO BASSA E ALTA

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VERSO BERGAMO ALTA

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BERGAMO ALTA

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